A Roma il lavoro femminile cresce più di quello maschile e contribuisce in modo evidente alla ripresa economica della città.
Eppure, dietro i numeri positivi dell’occupazione si nasconde un divario che continua a pesare. Le donne lavorano di più, studiano di più e sostengono una parte importante del mercato del lavoro, ma alla fine dell’anno lo stipendio medio resta più basso rispetto a quello degli uomini. La differenza, secondo le elaborazioni basate su dati Inps analizzati da Cgil e Comune di Roma, supera i 6.000 euro.
Il quadro che emerge racconta una realtà fatta di contratti part-time, competenze spesso non valorizzate e un numero crescente di lavoratrici con titoli di studio elevati che però finiscono in ruoli meno qualificati rispetto alla propria formazione.
Le donne trainano la crescita dell’occupazione
Nel 2024 nella capitale si sono registrate oltre 12.800 lavoratrici in più rispetto all’anno precedente. L’aumento, pari a circa il 2,2%, mostra come la componente femminile abbia contribuito in modo significativo alla ripresa del mercato del lavoro.
Il tasso di occupazione femminile nel territorio urbano ha raggiunto il 63,5%, mentre nell’area metropolitana si ferma al 58,5%. Entrambi i valori restano sopra la media nazionale.
Un altro dato spesso citato riguarda la presenza delle madri nel mercato del lavoro. A Roma il rapporto tra donne occupate con figli piccoli e quelle senza figli arriva all’81,2%. Nel resto del Paese la percentuale scende al 75,3%.
Numeri che indicano una partecipazione femminile più forte rispetto ad altre realtà italiane, anche se questo non significa che le condizioni siano davvero equilibrate.
Più laureate, ma spesso sottoinquadrate
Il paradosso emerge soprattutto guardando al livello di istruzione. A Roma quasi una lavoratrice su due possiede una laurea. La quota arriva al 43,8%, mentre tra gli uomini si ferma al 29,2%.
Nonostante questo vantaggio formativo, molte donne non riescono a trovare una posizione lavorativa coerente con il proprio percorso di studi.
Il fenomeno della sovraistruzione riguarda il 32,7% delle lavoratrici. In pratica, una donna su tre svolge un lavoro per cui sarebbe richiesta una qualifica inferiore rispetto a quella posseduta.
Il dato diventa ancora più evidente tra le più giovani. Nella fascia tra i 15 e i 24 anni la percentuale supera il 55%, segno di un ingresso nel mercato del lavoro spesso difficile e poco allineato con le competenze.
Il divario negli stipendi
La differenza più evidente resta quella che compare nelle buste paga. Anche nella capitale, dove il divario salariale è considerato tra i più contenuti del Lazio, la distanza resta significativa.
Secondo le analisi, il gender pay gap nella provincia di Roma arriva al 22,7%. In termini concreti significa che una lavoratrice guadagna mediamente migliaia di euro in meno rispetto a un collega uomo con un percorso lavorativo simile.
Il dato è legato anche alla diffusione del part-time, spesso non scelto ma accettato per mancanza di alternative o per la necessità di conciliare lavoro e vita familiare.
Una crescita che non elimina le disuguaglianze
Il mercato del lavoro romano mostra quindi una doppia realtà. Da un lato le donne rappresentano una componente decisiva della crescita economica della città.
Dall’altro, molti indicatori continuano a segnalare una difficoltà nel riconoscere pienamente il valore delle competenze femminili.
Il risultato è un sistema in cui l’occupazione cresce, ma dove il contributo delle lavoratrici resta spesso meno riconosciuto dal punto di vista economico. Un equilibrio fragile che racconta molto di come sta cambiando il lavoro nella capitale.








