L’Appia Antica non è soltanto il tratto romano percorso da chi cerca una passeggiata fuori dal traffico cittadino. Esiste un segmento più silenzioso, meno raccontato, che attraversa il nord della Basilicata e collega Melfi a Venosa passando per Rapolla.
Dal 27 febbraio al 31 maggio 2026 quel tratto diventa protagonista a Roma, al Casale di Santa Maria Nova, con la mostra fotografica “I paesaggi dell’Appia tra Melfi e Venosa”. L’esposizione nasce dalla collaborazione tra i Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa e il Parco Archeologico dell’Appia Antica. La curatela è affidata a Tommaso Serafini, Simone Quilici, Erminia Lapadula e Daniele Biffino, che hanno costruito un percorso capace di mettere in dialogo archeologia, paesaggio e identità locale.
Un tratto meridionale lontano dai grandi flussi
Quando si parla di Appia, l’immaginario collettivo si ferma spesso ai basoli alle porte di Roma. Più difficile pensare alle colline lucane, ai campi aperti e ai centri storici che conservano tracce dell’antica via. Eppure quel segmento meridionale racconta una storia altrettanto intensa, fatta di stratificazioni, passaggi, trasformazioni.
La mostra prova a portare all’attenzione del pubblico proprio questo patrimonio meno noto. Luoghi fuori dai circuiti più frequentati, ma ricchi di testimonianze archeologiche e di una bellezza che non ha bisogno di effetti speciali. Un paesaggio che non è rimasto immobile nel tempo e che continua a cambiare insieme alle comunità che lo abitano.
38 fotografie in bianco e nero tra passato e presente
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso 38 scatti in bianco e nero, organizzati in quattro nuclei tematici. Le immagini seguono l’antico tracciato tra basoli consumati, masserie isolate, edifici ottocenteschi e linee di crinale che si perdono all’orizzonte. Accanto alle tracce romane compaiono elementi contemporanei, come le torri eoliche che segnano il profilo delle colline.
Non è un contrasto cercato per stupire, ma il modo più diretto per mostrare come l’Appia sia sempre stata un luogo di passaggio e di incontro. Un territorio che ha visto muoversi eserciti e mercanti e che oggi convive con nuove infrastrutture e nuove economie. Le fotografie restituiscono questa continuità, senza separare in modo netto ciò che è antico da ciò che è attuale.
Una rete di collaborazioni locali
L’iniziativa coinvolge il Circolo fotografico “Controluce” di Statte, affiliato FIAF-ETS, e l’Archeoclub di Melfi, con il patrocinio dei Comuni di Melfi e di Statte. È una collaborazione che nasce dal territorio e che punta a valorizzare un segmento dell’Appia spesso escluso dalle narrazioni più diffuse.
Per chi vive a Roma o visita il Parco dell’Appia Antica con la famiglia, la mostra rappresenta l’occasione per allargare lo sguardo oltre il tratto più conosciuto. Significa scoprire che l’Appia non è solo un percorso monumentale, ma un paesaggio complesso, fatto di memoria, lavoro agricolo, architetture rurali e segni contemporanei.
Tra febbraio e maggio il Casale di Santa Maria Nova diventa così un punto di incontro tra Nord e Sud della grande arteria romana. Un modo per ricordare che la storia non si esaurisce nei luoghi più fotografati e che, a volte, le parti meno visibili raccontano con maggiore chiarezza l’identità di un territorio.








