Claudio Lotito rompe gli indugi e presenta il progetto definitivo per il nuovo Stadio Flaminio. Un impianto chiuso dal 2011, abbandonato per anni, che ora potrebbe tornare a vivere come casa stabile della SS Lazio.
Il presidente biancoceleste, Claudio Lotito, ha illustrato un piano da 480 milioni di euro formalmente consegnato al Comune di Roma, proprietario della struttura. L’idea è chiara: trasformare lo storico Stadio Flaminio in uno stadio moderno da oltre 50.000 posti entro il 2031.
Uno stadio dentro lo stadio
Il cuore del progetto porta la firma dell’architetto Marco Casamonti. La filosofia scelta evita la demolizione del capolavoro di Pier Luigi Nervi, progettato per le Olimpiadi del 1960. Nessuna cancellazione del passato. Piuttosto una sovrapposizione.
Il nuovo anello superiore sarà “sospeso”, leggero, appoggiato su strutture esterne in acciaio. Quarantasei telai, distanziati rispetto ai pilastri originali, sosterranno il secondo livello. L’effetto, nelle immagini mostrate, è quello di una struttura che galleggia sopra il cemento storico.
In questo modo la sagoma del Flaminio rimane riconoscibile. Ma la capienza passa dagli attuali 20.000 posti a 50.570, tutti coperti. Numeri che rispondono agli standard UEFA e che guardano apertamente a UEFA Euro 2032.
Non solo calcio
Il piano non si limita alle tribune. L’area circostante dovrebbe essere ridisegnata con una cintura verde di 57.000 metri quadrati, nuovi spazi pubblici e pavimentazioni pensate per ridurre l’impatto ambientale.
Previsti anche un museo dedicato alla storia laziale, zone commerciali, aree hospitality. L’obiettivo dichiarato è rendere lo stadio attivo tutto l’anno, non soltanto nei giorni di partita. Una visione che a Roma divide sempre. Per qualcuno riqualificazione urbana. Per altri rischio di snaturare un quartiere già fragile sotto il profilo del traffico.
Il nodo della mobilità
Tema inevitabile. L’area Flaminio-Prati convive da sempre con problemi di congestione. Il progetto prova a spostare il baricentro. Il parcheggio principale verrebbe realizzato a Tor di Quinto, collegato allo stadio tramite navette ad alta frequenza con tempi di percorrenza stimati in sei minuti. Una soluzione che punta a limitare l’afflusso massiccio di auto private nelle strade residenziali.
Il piano si intreccia anche con il possibile prolungamento della Linea C verso Farnesina e con l’introduzione di una zona a traffico limitato attiva nelle ore precedenti e successive agli eventi. Funzionerà? Difficile dirlo ora. A Roma i modelli di mobilità sulla carta spesso si scontrano con la realtà.
La corsa contro il tempo
La presentazione del progetto avvia l’iter previsto dalla Legge Stadi. La proposta passa alla Conferenza dei Servizi, dove verranno valutati impatti ambientali, sostenibilità economica e fattibilità tecnica.
Se le autorizzazioni arriveranno entro l’inizio del 2027, i lavori potrebbero partire nella prima metà dello stesso anno. Apertura ipotizzata per il 2031. Tempistiche che, viste le esperienze romane, vengono accolte con prudenza.
Il messaggio ai tifosi
Lotito ha affrontato anche il clima teso con parte della tifoseria, tra contestazioni e boicottaggi. Il nuovo stadio viene presentato come un gesto distensivo.
Uno stadio pieno, moderno, identitario. Parole che nel mondo del calcio pesano sempre. Ma che convivono con un dato concreto: oggi la Lazio continua a condividere lo Stadio Olimpico con la AS Roma, mentre i giallorossi portano avanti il progetto del nuovo impianto a Pietralata.
Il Flaminio, se davvero vedrà la luce, cambierà gli equilibri cittadini. Non solo sportivi.
Per ora restano render, numeri, promesse e un cantiere che ancora non c’è. Ma, per la prima volta dopo anni, il vecchio Flaminio non sembra più destinato soltanto al degrado e ai cancelli chiusi. Quanto di questo scenario diventerà realtà lo diranno i prossimi passaggi amministrativi. E, come sempre a Roma, la pazienza.








