La Legge di Bilancio 2026 chiude alcune porte e ne lascia aperte altre: ecco il quadro aggiornato per chi punta a smettere di lavorare prima dell’età ordinaria.
Chi sperava in una proroga di Quota 103 o di Opzione Donna può smettere di aspettare. La manovra 2026 non ha rinnovato nessuna delle due misure: Quota 103 — l’uscita con 62 anni e 41 di contributi — è scaduta il 31 dicembre 2025, e con lei Opzione Donna, che permetteva alle lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 58 o 59 anni di età di andare in pensione con ricalcolo contributivo dell’assegno.
Resta però una clausola di salvaguardia: chi aveva già maturato i requisiti entro quelle date mantiene il diritto acquisito e può presentare domanda anche nel 2026. Il quadro che ne emerge è più stretto, ma non privo di spazi. Dipende molto dal profilo contributivo di ogni lavoratore.
La pensione anticipata ordinaria rimane la via principale. Non serve un’età minima, ma i contributi versati all’INPS devono essere almeno 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. Nel 2026 questi requisiti restano fermi: la Legge di Bilancio ha bloccato l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita per quest’anno. Una volta raggiunta la soglia, entra in gioco la finestra mobile di 3 mesi prima dell’erogazione del primo assegno.
Per i cosiddetti contributivi puri — chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 — esiste la pensione anticipata contributiva, accessibile a 64 anni con almeno 20 anni di contributi, a condizione che l’assegno mensile superi tre volte l’assegno sociale. Nel 2026 quest’ultimo è fissato a 546,24 euro al mese: la soglia da superare è dunque intorno ai 1.638 euro lordi. Per le madri lavoratrici la soglia scende: 2,8 volte con un figlio, 2,6 volte con due o più. Confermata anche l’APE Sociale, prorogata fino al 31 dicembre 2026.
Possono accedervi i lavoratori con almeno 63 anni e 5 mesi che rientrano in categorie specifiche: disoccupati che hanno esaurito la NASpI, caregiver di familiari con disabilità grave, invalidi civili con almeno il 74% di invalidità, e chi svolge da anni mansioni gravose.
Il requisito contributivo minimo è 30 anni, che salgono a 36 per i lavoratori in attività gravose. Chi ha versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni e rientra nelle categorie protette può invece accedere al canale dei lavoratori precoci: uscita con 41 anni di contributi, senza alcun vincolo di età anagrafica.
Dal 2027 i requisiti salgono: cosa cambia
Il tema più atteso riguarda i prossimi anni. Dal 1° gennaio 2027 scatterà il primo adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita: un mese in più. Dal 2028 l’incremento cumulativo raggiungerà i 3 mesi, con possibili aggiustamenti successivi legati all’andamento demografico. In pratica, chi oggi stima la propria uscita nel 2027 o 2028 dovrà tenere conto di queste variazioni nelle simulazioni previdenziali.

Cosa cambia dal 2027 – omniroma.it
Questo meccanismo avrà effetti anche su chi conta di usare l’isopensione, lo strumento con cui le aziende con più di 15 dipendenti possono accompagnare i lavoratori verso la pensione, sostenendo il costo dell’operazione. L’isopensione copre un anticipo massimo ordinario di 4 anni: il regime transitorio che dal 2018 al 2026 aveva esteso il periodo fino a 7 anni non sarà rinnovato.
Dal 2027 le domande che prevedono una maturazione dei requisiti oltre il periodo coperto dallo strumento verranno semplicemente respinte — con comunicazione sia all’azienda sia al lavoratore. Chi sta valutando questa strada in accordo con il proprio datore di lavoro ha ancora qualche mese per pianificare con margine.
Il 2026 è, di fatto, l’ultimo anno in cui il sistema funziona con le regole attuali. Dall’anno prossimo le uscite anticipate diventeranno più selettive, i requisiti si allungheranno e alcuni strumenti di flessibilità — come l’isopensione nella sua forma estesa — cesseranno di esistere. Per chi è vicino alla pensione vale la pena fare una simulazione seria adesso, non rimandare.








