Roma torna a parlare di Olimpiadi, ma questa volta il discorso parte dai cantieri.
Non solo suggestioni o nostalgia dei Giochi del 1960. L’ipotesi è concreta: 2036 oppure 2040. Due date che iniziano a circolare mentre la città accelera su infrastrutture e impianti sportivi.
Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 hanno riacceso l’attenzione. E nella Capitale si è tornati a fare i conti con numeri e strutture. Nel dossier presentato per la candidatura ai Giochi del 2024, Roma dichiarava di avere già il 70% degli impianti disponibili. Oggi quella percentuale potrebbe essere ancora più alta.
Foro Italico, il cuore del progetto
Il punto centrale resta il Foro Italico. In poche centinaia di metri si concentrano tennis, nuoto, atletica, calcio e rugby. La copertura del Campo Centrale, finanziata con 60 milioni di euro, trasformerà l’impianto in una struttura utilizzabile tutto l’anno, non solo per gli Internazionali.
Accanto a questo, lo Stadio Olimpico guarda agli Europei di calcio 2032 con interventi di rinnovamento su sostenibilità e accessibilità. L’idea è creare un polo sportivo integrato, capace di funzionare prima ancora di un’eventuale assegnazione olimpica.
Tor Vergata e gli altri poli
Un secondo asse è Tor Vergata. L’area ha già gestito grandi eventi e nel progetto originario era destinata a ospitare il Villaggio Olimpico. Poco distante, il Marco Simone Golf Club ha superato il test della Ryder Cup.
Il terzo polo è la Fiera di Roma. E sullo sfondo c’è la riqualificazione del Tevere e di Ostia, che potrebbero offrire spazi per discipline legate all’acqua. Non è solo sport. È urbanistica.
Metro C e investimenti miliardari
La vera partita, però, si gioca sui collegamenti. Senza trasporti efficienti non si va lontano. Nei prossimi anni sono previsti oltre 8 miliardi di investimenti. Circa 2,2 miliardi riguardano il prolungamento della Metro C fino alla Farnesina, a ridosso del Foro Italico.
Collegare quel quadrante al resto della città cambia la mappa dello sport romano. Non è un dettaglio tecnico. È una condizione di partenza.
Nel quadro rientrano anche i nuovi stadi: quello della Roma a Pietralata e il progetto della Lazio sul Flaminio. Se i cantieri partiranno nei tempi annunciati, entrambe le strutture sarebbero operative prima di un’eventuale candidatura.
Un progetto prima del sogno
L’idea che emerge è diversa rispetto al passato. Non inseguire i Giochi come obiettivo isolato, ma costruire un modello organizzativo stabile. Eventi come il Sei Nazioni, il Giro d’Italia, gli Internazionali di tennis e il Golden Gala diventano test continui.
Il tema resta aperto. Una candidatura olimpica comporta costi, rischi, scelte politiche. Ma per la prima volta da anni il discorso non ruota solo attorno all’immagine. Si parla di cantieri, linee metro, impianti già esistenti.
Il 2036 o il 2040 non sono dietro l’angolo. Ma la finestra temporale è abbastanza vicina da obbligare la città a decidere se trasformare l’idea in progetto concreto o lasciarla, ancora una volta, nel cassetto.








