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Tor Bella Monaca si accende con l’arte: luci e installazioni trasformano la periferia di Roma

Luci e colori a Tor Bella Monaca
Tor Bella Monaca si accende con l’arte: luci e installazioni trasformano la periferia di Roma - Omniroma.it

Per una sera la periferia diventa il centro della scena. A Tor Bella Monaca, quartiere a est di Roma spesso raccontato solo per le sue difficoltà, un fascio di luce blu si alza nel cielo e illumina i grattacieli del quartiere.

È l’inizio di “Tor Bella Illumina”, un progetto che prova a cambiare lo sguardo sulla periferia attraverso l’arte e la partecipazione. La Torre Gialla si trasforma in un faro visibile da diversi punti della città. Un segnale simbolico che, almeno per qualche ora, mette Tor Bella Monaca al centro dell’attenzione.

L’evento si è svolto in viale Santa Rita da Cascia e ha inaugurato tre giorni di iniziative culturali organizzate da Roma Capitale insieme all’associazione Tor Più Bella, realtà che da anni lavora nel quartiere con progetti sociali e di riqualificazione.

Un raggio di luce sopra i palazzi

Il momento più suggestivo arriva con l’accensione della luce sulla Torre Gialla. Il fascio luminoso attraversa il cielo della periferia romana e diventa un simbolo immediato: nel buio può esistere anche una direzione diversa.

L’installazione si chiama “Luce della Speranza” ed è stata realizzata dall’artista Daniele Davino. L’opera ha già fatto il giro del mondo ed è stata presentata in città come Londra, Amsterdam, Toronto, Singapore e Hong Kong.

Dopo aver attraversato capitali internazionali, l’installazione arriva così a Roma, scegliendo volutamente uno dei quartieri più complessi della città.

Arte tra scuola e periferia

Accanto alla luce che illumina la torre c’è un’altra installazione, “Run Beyond”, firmata dall’artista Angelo Bonello. L’opera illumina l’Istituto comprensivo di via Acquaroni e raffigura un atleta sospeso in un salto gigantesco.

La figura sembra correre oltre i propri limiti, come se sfidasse la gravità e la realtà stessa del quartiere. Il messaggio è semplice ma potente: andare oltre ciò che sembra impossibile.

Per gli organizzatori, eventi come questo servono a raccontare la periferia con un linguaggio diverso, dove cultura e creatività diventano strumenti di dialogo.

Tra speranza e scetticismo

Come spesso accade, però, il quartiere reagisce in modi diversi. Non tutti i residenti guardano con entusiasmo a iniziative di questo tipo.

Liliana Castroni, 67 anni, vive nella Torre Arancione proprio di fronte alla Torre Gialla. Dalla sua finestra vede perfettamente l’installazione luminosa, ma resta scettica.

Secondo lei molti progetti arrivano nel quartiere senza continuità: interventi annunciati e mai completati, promesse rimaste sulla carta. Per questo considera iniziative artistiche come questa solo un modo per coprire problemi più profondi.

Un’opinione che riflette il sentimento di parte degli abitanti, abituati a vedere cambiare poco nel tempo.

Chi crede nel cambiamento

Altri residenti, invece, vedono l’evento con occhi diversi. Simona Trecca, 53 anni, parla di una serata capace di portare un’energia nuova nel quartiere.

Per lei non si tratta di risolvere tutto con un’installazione luminosa, ma di accendere un riflettore su luoghi spesso dimenticati. Anche solo per una sera, dice, è importante sentirsi parte di una città che normalmente guarda altrove.

Lo stesso spirito ha attirato persone anche da altre zone di Roma. Sandra Vizzini, arrivata da San Giovanni con la Metro C, ha voluto assistere all’accensione delle luci dopo averne sentito parlare da alcune amiche.

Quando la periferia diventa protagonista

Per chi ha partecipato all’evento, il messaggio è chiaro: la periferia non è solo un luogo di problemi, ma anche uno spazio dove possono nascere cultura, partecipazione e nuove narrazioni.

Le installazioni artistiche non risolvono da sole le difficoltà sociali o urbanistiche di un quartiere. Ma possono cambiare il modo in cui quel quartiere viene raccontato.

E per una notte, sotto il fascio di luce che sale sopra i palazzi, Tor Bella Monaca diventa qualcosa di diverso: un simbolo di attenzione, di comunità e di possibilità.

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