Ambiente

Tuscia, piano anti Xylella: nuovi controlli sugli ulivi tra Canino, Tarquinia e Montalto

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Piano anti Xylella nella Tuscia - Omniroma.it

La Xylella torna al centro dell’attenzione nella Tuscia, con un nuovo piano regionale pensato per fermarne l’avanzata.

Non è un tema tecnico per addetti ai lavori. Qui si parla di uliveti secolari, di aziende familiari, di paesaggio. E di reddito. La Regione Lazio ha approvato un nuovo Piano di Azione per contrastare il batterio che negli ultimi anni ha già causato danni pesanti in diverse aree del Centro-Sud Italia e che nel Viterbese continua a rappresentare una minaccia concreta.

Il consigliere regionale e presidente della commissione Agricoltura e Ambiente, Giulio Zelli, parla di un atto di responsabilità. Il punto non è solo contenere un’emergenza fitosanitaria, ma evitare che si allarghi in modo irreversibile.

Cos’è la Xylella e perché fa paura

La Xylella fastidiosa è un batterio che attacca il sistema linfatico delle piante, impedendo la normale circolazione della linfa. Gli ulivi colpiti iniziano a disseccarsi fino a morire. In Puglia, dove l’epidemia ha devastato milioni di alberi, il danno è stato anche culturale oltre che economico.

Nel Viterbese il problema è monitorato da anni. Non si registrano scenari come quelli salentini, ma il rischio esiste. E riguarda soprattutto aree simbolo dell’olivicoltura della Tuscia come Canino, Tarquinia e Montalto di Castro. Qui l’olio extravergine non è solo un prodotto agricolo, è un’identità locale.

Cosa prevede il nuovo piano regionale

Il provvedimento approvato dalla giunta regionale punta su monitoraggi più serrati e interventi rapidi nei casi sospetti. Ispezioni sistematiche nei campi, controlli sui movimenti delle piante e, se necessario, eradicazioni mirate per bloccare eventuali focolai.

Il piano rafforza anche i controlli alle frontiere regionali, un passaggio spesso sottovalutato. La diffusione del batterio può avvenire attraverso il commercio di piante infette. Ridurre questo rischio significa lavorare prima che il problema esploda.

Accanto alle misure tecniche è previsto il supporto agli agricoltori. Perché quando si parla di eradicazione o di blocchi temporanei delle coltivazioni, l’impatto non è solo ambientale. È economico, diretto. In provincia di Viterbo migliaia di famiglie vivono, in modo totale o parziale, di olivicoltura.

Un equilibrio delicato tra prevenzione e allarme

“Stiamo agendo con velocità per evitare la diffusione della malattia”, ha dichiarato Zelli. La rapidità, in questi casi, conta. Ma c’è anche un altro elemento che pesa: evitare allarmismi che possano danneggiare il mercato dell’olio locale senza che vi sia un’emergenza conclamata.

La Tuscia ha costruito negli anni una reputazione solida per l’olio extravergine di qualità. Se il batterio dovesse diffondersi, il colpo sarebbe doppio: agli alberi e alla fiducia dei consumatori. Per questo il piano punta a una sorveglianza continua, non a interventi sporadici.

Resta una domanda che molti agricoltori si pongono in silenzio: basterà? L’esperienza di altre regioni insegna che la Xylella può avanzare lentamente, quasi senza farsi notare, per poi manifestarsi in modo evidente quando il danno è già fatto.

Per ora la strategia è quella della prevenzione stretta e del controllo capillare. La partita si gioca nei campi, tra ispezioni e analisi, ma anche nella capacità di reagire senza ritardi. Gli ulivi della Tuscia non sono solo piante. Sono parte del paesaggio e della memoria di un territorio che, ancora una volta, prova a difendersi prima che sia troppo tardi.

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