Salute

Defibrillatori obbligatori nei bar e ristoranti: 1.800 locali romani coinvolti

Defibrillatori obbligatori nei bar e ristoranti: 1.800 locali romani coinvolti
Immagine generata con AI

A Roma, bar e ristoranti con una superficie superiore ai 250 metri quadri dovranno dotarsi di un defibrillatore semiautomatico esterno (DAE). Il progetto, battezzato Roma Defibrilla, è stato presentato dal sindaco Roberto Gualtieri e la delibera è attesa all’approvazione dell’Assemblea Capitolina nel giro di pochi giorni. Sono circa 1.800 gli esercizi commerciali coinvolti in città, in quella che si configura come una delle iniziative di sanità pubblica urbana più ambiziose mai lanciate dal Campidoglio.

Cosa prevede il progetto Roma Defibrilla

Il cuore dell’iniziativa è semplice: portare i defibrillatori dove le persone si trovano più spesso, ovvero nei luoghi di socialità quotidiana. Bar, ristoranti, trattorie e locali analoghi che superano la soglia dei 250 metri quadri di superficie dovranno installare un DAE semiautomatico e tenerlo accessibile durante l’orario di apertura. L’obbligo non riguarda solo l’acquisto del dispositivo, ma implica anche che il personale sappia come utilizzarlo.

Per questo motivo, il Campidoglio ha previsto corsi gratuiti di primo soccorso rivolti ai titolari e ai dipendenti degli esercizi coinvolti. I corsi partiranno nell’ottobre 2026, in parallelo con l’iter di approvazione della delibera, e sono pensati per formare operatori che non hanno necessariamente una preparazione medica. L’obiettivo è ridurre il tempo di intervento nei minuti critici che seguono un arresto cardiaco, quando ogni secondo conta davvero.

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Da 2.000 a 4.000 defibrillatori: la mappa della città cardioprotetta

Il progetto Roma Defibrilla si inserisce in una strategia più ampia di cardioprotezione urbana. Attualmente Roma conta circa 2.000 defibrillatori installati sul territorio, tra quelli nelle strutture pubbliche, nelle stazioni della metropolitana e negli impianti sportivi. Con l’entrata in vigore dell’obbligo per i locali sopra i 250 mq, il Campidoglio punta a raddoppiare questo numero, portandolo a 4.000.

Si tratta di un salto significativo. Una rete più fitta di DAE significa che, in caso di malore improvviso in un locale affollato, il dispositivo salvavita è a portata di mano — e non a cinque minuti di corsa. In una città come Roma, dove i ristoranti e i bar sono frequentati ogni giorno da milioni di residenti e turisti, la probabilità statistica di assistere a un arresto cardiaco in questi ambienti è tutt’altro che trascurabile.

Chi è obbligato e chi può aderire volontariamente

La soglia dei 250 metri quadri è il discrimine principale: al di sopra, l’installazione del defibrillatore diventa un obbligo di legge municipale. Al di sotto, i locali più piccoli — la stragrande maggioranza dei bar e delle trattorie romane — possono aderire volontariamente all’iniziativa. Il Campidoglio ha dichiarato di voler incentivare questa adesione spontanea, che potrebbe estendere ulteriormente la rete di copertura ben oltre i 1.800 esercizi già coinvolti per obbligo.

La distinzione è importante anche per capire la portata reale del provvedimento. Roma conta decine di migliaia di esercizi di ristorazione e somministrazione: i 1.800 locali sopra i 250 mq rappresentano la fascia medio-grande del settore, quella che include ristoranti strutturati, locali con sale eventi, grandi bar e caffetterie. Sono esattamente i luoghi dove il numero di avventori presenti in un dato momento è più elevato, e quindi dove la presenza di un DAE ha il maggiore impatto potenziale.

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Il ruolo del sindaco Gualtieri e dell’Assemblea Capitolina

La delibera è stata presentata direttamente dal sindaco Gualtieri, a sottolineare il peso politico che il Campidoglio attribuisce all’iniziativa. L’iter prevede ora il passaggio in Assemblea Capitolina, dove la delibera dovrà essere approvata prima che l’obbligo diventi formalmente operativo.

È fondamentale distinguere questo passaggio dall’entrata in vigore effettiva della norma: l’annuncio e la presentazione della delibera non equivalgono ancora a un obbligo vigente. I titolari degli esercizi interessati dovranno attendere il voto dell’Assemblea e le successive disposizioni attuative per conoscere le tempistiche precise di adeguamento. Tuttavia, la formazione gratuita prevista per ottobre 2026 suggerisce che il Campidoglio intenda procedere rapidamente, preparando il terreno prima ancora che la delibera sia formalmente approvata.

Per chi vuole approfondire le linee guida nazionali sull’uso dei defibrillatori nei luoghi pubblici, il riferimento resta il Ministero della Salute, che ha definito i protocolli di utilizzo dei DAE semiautomatici da parte di personale non sanitario.

Con Roma Defibrilla, la Capitale si candida a diventare una delle città europee con la rete di defibrillatori pubblici e commerciali più capillare. Se l’obiettivo delle 4.000 unità sarà raggiunto, ogni romano — e ogni turista — potrà trovarsi a pochi passi da un dispositivo potenzialmente salvavita, anche solo entrando a prendere un caffè.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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