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Doping alle Olimpiadi, c’è il via libera ufficiale: tutto permesso (da quando e dove)

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Doping alle Olimpiadi: tutto lecito - da quando (omniroma.it)

A maggio non partirà una nuova edizione dei Giochi Olimpici, ma qualcosa che, nel bene o nel male, ne richiama il linguaggio. Stesso immaginario, regole completamente diverse. Agli Enhanced Games il doping non è vietato. È consentito, dichiarato, supervisionato.

La prima edizione è prevista per maggio 2026 a Las Vegas. Una manifestazione privata che nasce fuori dal sistema olimpico tradizionale e soprattutto fuori dal perimetro della World Anti-Doping Agency. Qui non si parla di eccezioni o scappatoie regolamentari. Il principio è esplicito: uso controllato di sostanze che migliorano le prestazioni.

Non un’Olimpiade, ma un esperimento

Il paragone con le Olimpiadi serve a catturare l’attenzione, ma il progetto si presenta con un’altra identità. Gli Enhanced Games non vogliono incoronare il “più forte del mondo”, vogliono osservare cosa succede quando il corpo umano viene spinto oltre i limiti imposti dallo sport regolamentato.

Il programma include discipline simboliche della performance pura. Nuoto sprint, atletica veloce, sollevamento pesi. Gare brevi, intense, dove la differenza si misura in centesimi o in chili sollevati.

La struttura stessa dell’evento racconta la filosofia di fondo. Numero limitato di atleti. e selezione ristretta. E una scelta che ha già fatto discutere: categorie non divise per genere, ma per corredo cromosomico.

Il doping diventa protocollo

Nel modello olimpico il doping è un’infrazione, qui diventa una variabile regolata. Le sostanze non vengono assunte di nascosto, ma all’interno di protocolli dichiarati e monitoraggio clinico.

La gara, di conseguenza, cambia significato. Non più solo confronto tra atleti, ma ambiente di test. Un contesto controllato in cui misurare velocità, forza, resistenza sotto condizioni estreme. Il corpo non è più soltanto il protagonista dello spettacolo sportivo ma diventa oggetto di osservazione.

Record sì, ma senza omologazione

Uno dei punti più delicati riguarda i risultati. I tempi e le prestazioni ottenute non saranno riconosciuti dalle federazioni internazionali. Nessun record ufficiale, nessuna riscrittura delle classifiche mondiali, eppure, il tema dei record è già entrato nella narrazione.

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Le olimpiadi del doping (omniroma.it)

Il caso più citato è quello del nuotatore Kristian Gkolomeev, che in un evento privato collegato al progetto ha nuotato i 50 metri stile libero in 20,89 secondi. Due centesimi meglio del record mondiale fissato nel 2009 da César Cielo.

Perché questa idea divide così tanto

La reazione del mondo sportivo è prevedibile. Per molti si tratta di una provocazione pericolosa, capace di normalizzare pratiche che lo sport combatte da decenni. Per altri è un tentativo – discutibile, certo – di affrontare apertamente un tema che esiste già, spesso nell’ombra.

Il doping non nasce con gli Enhanced Games, qui cambia solo lo status. Da illecito a consentito, da scandalo a protocollo.

Oltre lo sport

Il progetto porta la firma di Aron D’Souza, che descrive l’evento più come piattaforma di sperimentazione che come competizione tradizionale. E infatti il discorso si allarga rapidamente.

Se il potenziamento produce corpi più veloci, più forti, più resistenti, le applicazioni possibili vanno oltre piscine e piste. Ambito militare, aerospazio, soccorso estremo. Scenari che evocano più la ricerca tecnologica che la retorica sportiva.

Lo slogan scelto non lascia molto spazio alle interpretazioni: “Transforming Human Potential into Superhumanity.”

Gli Enhanced Games non cancellano le Olimpiadi e non cambiano le regole dello sport ufficiale. Si muovono accanto, in un territorio parallelo che mescola competizione, scienza e spettacolo.

Resta da capire come verranno percepiti dal pubblico. Curiosità passeggera o inizio di qualcosa di più ampio. Per ora, una cosa è certa: il dibattito è appena cominciato.

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