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Piani di Zona a Roma, sblocca la piena proprietà in sei quartieri

Piani di Zona a Roma, sblocca la piena proprietà in sei quartieri
Sei nuove zone di Roma autorizzate al passaggio dalla superficie alla piena proprietà. Scopri i quartieri interessati e come funziona la procedura amministrativa.

La macchina amministrativa di Roma Capitale si rimette in moto sul fronte dei piani di zona roma piena proprietà: con una delibera dell’Assessorato all’Urbanistica, altri sei comparti residenziali entrano ufficialmente nella procedura che consente agli assegnatari di acquistare il suolo su cui sorge il proprio edificio, trasformando il diritto di superficie in piena titolarità. Una svolta concreta per migliaia di famiglie romane che abitano in aree nate sotto la legge L. 167/62, i cosiddetti P.E.E.P. — Piani per l’Edilizia Economica e Popolare — e che da anni attendevano questo passaggio.

I sei quartieri autorizzati alla trasformazione

La delibera approvata il 6 novembre 2026 dall’Assessorato all’Urbanistica di Roma Capitale individua con precisione le sei nuove zone ammesse alla procedura. Si tratta di:

  • Casal Monastero (Municipio IV)
  • Casale Rosso e Casale Rosso 2 (Municipio V)
  • Cecchignola Sud (Municipio IX)
  • Acilia Saline (Municipio X)
  • Selva Nera (Municipio XIV)

Sei comparti distribuiti su cinque Municipi, da est a ovest della città, che riflettono la capillare diffusione dei piani di zona nell’urbanistica romana del dopoguerra. Ogni area ha una propria storia insediativa, ma tutte condividono la stessa condizione giuridica: i residenti sono proprietari dell’appartamento ma non del terreno sottostante, ceduto in diritto di superficie dal Comune con una concessione a termine. La delibera di novembre apre la strada al superamento di questo vincolo.

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Come funziona il passaggio dal diritto di superficie alla piena proprietà

Il meccanismo è regolato dalla normativa sui P.E.E.P. e prevede che i residenti possano acquistare la quota di suolo corrispondente alla propria unità immobiliare, calcolata in base ai millesimi di proprietà dell’edificio. In pratica, ogni condomino paga una somma proporzionale alla propria quota per acquisire la comproprietà del terreno su cui è costruito il palazzo.

A gestire l’intera filiera tecnico-amministrativa è Risorse per Roma SpA, la società in-house del Campidoglio incaricata di supportare l’attuazione degli strumenti urbanistici. È a questa struttura che i residenti delle sei nuove zone si devono rivolgere per avviare formalmente le richieste di trasformazione, seguendo le procedure già collaudate nei quaranta comparti precedentemente autorizzati.

Il vantaggio per chi completa il percorso è sostanziale: la piena proprietà elimina l’incertezza legata alla scadenza della concessione superficiaria, semplifica le compravendite future e rimuove i vincoli che spesso complicano l’accesso al credito ipotecario. Per molte famiglie, significa poter disporre liberamente del proprio patrimonio immobiliare senza la spada di Damocle di una concessione comunale a tempo determinato.

Roma raggiunge quota 46 piani di zona avviati

Con l’aggiunta di questi sei comparti, il totale dei piani di zona a Roma per cui è stata avviata la procedura verso la piena proprietà sale a 46. Un numero che racconta un processo lungo e progressivo: i primi quaranta erano stati autorizzati in fasi precedenti, e la delibera di novembre rappresenta un ulteriore ampliamento di un programma che tocca una fetta significativa dell’edilizia residenziale pubblica capitolina.

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La distribuzione geografica dei nuovi sei comparti — dal Municipio IV di Casal Monastero fino al Municipio XIV di Selva Nera, passando per la periferia est con Casale Rosso e per il litorale con Acilia Saline — dimostra che il programma non si concentra su aree specifiche ma interessa l’intera città, con una particolare attenzione ai quartieri di edilizia popolare sviluppati tra gli anni Sessanta e Ottanta.

Il quadro normativo di riferimento: la legge 167/62

I Piani per l’Edilizia Economica e Popolare nascono con la legge 167 del 1962, uno strumento pensato per rispondere all’emergenza abitativa dell’Italia del boom economico. Lo Stato e i Comuni acquisivano aree edificabili — spesso espropriandole — e le concedevano ai privati o alle cooperative in diritto di superficie, riservandosi la proprietà del suolo. Decenni dopo, quella scelta urbanistica produce ancora effetti giuridici concreti sulla vita di chi abita in queste zone.

La possibilità di trasformare il diritto di superficie in piena proprietà esiste da anni a livello normativo, ma richiede una delibera specifica di Roma Capitale per ogni singolo comparto. Per questo il processo è stato necessariamente graduale: ogni Piano di Zona deve essere valutato, autorizzato e poi gestito singolarmente, con la collaborazione di Risorse per Roma SpA che fa da interfaccia tra il Campidoglio e i cittadini. Chi desidera approfondire le modalità operative può consultare la pagina dedicata di Risorse per Roma SpA.

Per i residenti di Casal Monastero, Casale Rosso, Casale Rosso 2, Cecchignola Sud, Acilia Saline e Selva Nera, la delibera del 6 novembre non è un punto di arrivo ma l’avvio concreto di un iter che richiederà tempo e documentazione. Tuttavia, il via libera dell’Assessorato all’Urbanistica rappresenta il passaggio amministrativo decisivo: senza quella delibera, la trasformazione non può nemmeno partire. Ora può.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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