Quattro esplosioni in meno di ventiquattr’ore, portoni distrutti, famiglie svegliate nel cuore della notte e un bar ridotto a macerie. Le bombe carta a Roma non sono più episodi isolati: da giugno 2026 si contano ormai circa 19-20 attentati con ordigni artigianali, quasi tutti concentrati nella zona est della città, e la comunità residente chiede risposte immediate alle istituzioni.
Una notte di terrore tra Casal Bruciato e Tor Bella Monaca
Nella notte tra il 2 e il 3 novembre 2026, due esplosioni hanno squassato la periferia est di Roma a distanza di circa trenta minuti l’una dall’altra. La prima bomba è detonata intorno alle 2 di notte in via Giacomo Galopini 21, nel quartiere di Tor Bella Monaca: il portone d’ingresso del palazzo è stato completamente distrutto e i danni si sono estesi a due appartamenti. La seconda deflagrazione ha colpito il portone di un edificio in via Casal Bruciato, lesionando la porta in vetro e le finestre di alcune abitazioni al piano terra.
Nessun ferito, ma lo spavento per i residenti è stato enorme. Famiglie con bambini si sono ritrovate nel mezzo della notte a fare i conti con finestre sfondate e scale di accesso inagibili. Nelle stesse ore, due ordigni rudimentali esplodevano a Castelverde, danneggiando la serranda e l’area esterna del bar Elegant Monkey in via Massa San Giuliano.
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Il bar di Castelverde e la fiaccolata dei duecento
L’attacco al locale di Castelverde ha colpito in modo particolare la comunità del quartiere. Dopo l’esplosione che ha devastato l’Elegant Monkey, circa 200 persone si sono radunate spontaneamente in Piazza del Mercato di Castelverde per una fiaccolata di solidarietà. Un segnale forte: i residenti non intendono cedere all’intimidazione né rassegnarsi a convivere con una violenza che sembra ormai sistematica.
Il presidio spontaneo ha avuto una risonanza che va oltre il singolo episodio. Castelverde, Casal Bruciato e Tor Bella Monaca sono quartieri che si conoscono, si frequentano, condividono servizi e problemi. Vedere un esercizio commerciale colpito in questo modo ha riattivato la memoria collettiva di una periferia che ha già pagato prezzi alti alla criminalità organizzata.
Quasi venti casi dall’estate: la mappa delle bombe carta a Roma est
I fatti di novembre non sono un fulmine a ciel sereno. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, da giugno 2026 si sono verificati circa 19-20 episodi analoghi nella capitale. La grande maggioranza degli attentati ha interessato la zona est di Roma, con un bersaglio ricorrente: le attività commerciali. Bar, negozi, esercizi di vicinato colpiti nel cuore della notte con ordigni artigianali costruiti per fare rumore, danni materiali e paura.
Gli inquirenti non escludono connessioni tra diversi episodi e stanno lavorando sull’ipotesi che la serie di esplosioni sia riconducibile a una regolazione di conti tra gruppi legati al traffico di droga, seguita a una stagione di operazioni di polizia e arresti che avrebbero destabilizzato gli equilibri criminali nell’area. Nessun nome è stato formalizzato nelle indagini, ma la pista è considerata concreta.
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Il VI Municipio e la richiesta di misure straordinarie
Di fronte all’escalation, il VI Municipio di Roma — quello che comprende Tor Bella Monaca, Castelverde e parte di Casal Bruciato — ha alzato la voce chiedendo l’istituzione di una zona rossa e presidi permanenti dei Carabinieri nelle aree più colpite. La richiesta si inserisce in un contesto in cui le forze dell’ordine locali sono già sotto pressione e in cui la percezione di sicurezza tra i residenti è crollata.
La questione è arrivata anche in sede parlamentare, con interrogazioni rivolte al Ministro dell’Interno sulla situazione di Roma est. Il tema delle bombe carta a Roma ha smesso di essere una notizia di cronaca locale per diventare un caso politico, che chiama in causa la capacità dello Stato di presidiare le periferie.
Quartieri che resistono, istituzioni chiamate a rispondere
Ciò che emerge con chiarezza da questi giorni è la risposta civile dei quartieri coinvolti. La fiaccolata di Castelverde, i residenti di Tor Bella Monaca che documentano i danni e reclamano sicurezza, i commercianti di Casal Bruciato che non abbassano le saracinesche nonostante la paura: sono segnali di una periferia che non vuole essere abbandonata.
La zona est di Roma ha una storia lunga con la criminalità organizzata e con le sue forme di controllo del territorio. Le bombe carta, in questo contesto, non sono semplici atti vandalici: sono messaggi. E il fatto che si ripetano con questa frequenza — quasi venti episodi in cinque mesi — indica che quei messaggi, per ora, continuano a essere inviati. La risposta delle istituzioni, tra presidi fisici, indagini e misure straordinarie, è attesa con urgenza da chi in quei palazzi ci abita davvero.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








