Economia

Roma, piccoli negozi in affanno: affitti alti e clienti più prudenti

negozio chiuso
Negozi in affanno nella Capitale - Omniroma.it

Le serrande abbassate nel centro di Roma non sono più un caso isolato.

Tra Prati, Trastevere e Monti gli spazi vuoti aumentano, i cartelli “affittasi” restano appesi per mesi. Il 2026 si è aperto con una sensazione diffusa: per le piccole attività il margine di errore è diventato minimo.

Il problema non è uno solo. È una combinazione di costi fissi elevati e vendite che non tornano ai livelli di qualche anno fa. Il turismo aiuta, ma non basta a garantire continuità.

Affitti tornati alti, incassi no

Il nodo più citato dagli esercenti è quello dei canoni commerciali. In molte strade centrali gli affitti sono tornati su cifre simili al periodo pre-pandemia. Le entrate, invece, restano altalenanti.

A questo si aggiungono bollette, tasse locali, costi di gestione. Non siamo più ai picchi energetici del 2022, ma le spese restano consistenti. Per una piccola attività significa lavorare con margini sempre più stretti. Un mese debole può compromettere l’intero equilibrio dell’anno.

Clienti diversi, abitudini diverse

Nel frattempo è cambiato il modo di comprare. L’e-commerce non è più una soluzione di emergenza. È diventato parte della quotidianità. Molti confrontano i prezzi online mentre sono in negozio. Spesso decidono di acquistare altrove.

Non è solo questione di sconto. Conta la comodità, la consegna veloce, la possibilità di restituire facilmente. Le botteghe tradizionali faticano a competere su questo terreno.

Chi resiste e come

Non tutte le insegne arretrano. Alcuni hanno scelto un modello misto: negozio fisico e vendita online, presenza costante sui social, prenotazioni su appuntamento. Altri hanno puntato sull’esperienza in negozio, organizzando eventi, collaborazioni tra attività vicine, momenti che trasformano lo spazio commerciale in luogo di relazione.

La parola che torna spesso è specializzazione. Offrire qualcosa che non si trova altrove, o un servizio personalizzato. Non sempre funziona, ma chi riesce a costruire un’identità chiara mantiene una clientela stabile.

Il rischio per i quartieri

La questione non riguarda solo i commercianti. Se il commercio di prossimità si riduce, cambiano anche i quartieri. Meno luci accese la sera, meno passaggio, meno vita di strada. Il tessuto sociale ne risente.

Le associazioni di categoria chiedono interventi su fiscalità locale, incentivi alla digitalizzazione, un confronto sui canoni. Il tema è diventato anche politico. La preoccupazione è che senza un riequilibrio tra costi e vendite molte attività storiche non riescano a superare i prossimi mesi.

Il 2026 potrebbe segnare un punto di svolta. O si consolida un nuovo equilibrio tra fisico e digitale, oppure il centro di Roma rischia di cambiare volto più in fretta di quanto molti immaginino.

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