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Le tre campanelle, il raggiro che non muore: ancora vittime nel centro storico di Roma

Truffatori delle tre campanelle: il raggiro antico che continua a colpire il centro storico
Immagine generata con AI

Nelle strade più fotografate di Roma, tra turisti che alzano gli occhi verso i monumenti e pellegrini in fila davanti alle fontane, si consuma ogni giorno un raggiro vecchio di secoli che oggi torna a fare vittime con rinnovata impunità. La truffa delle tre campanelle — conosciuta anche come il gioco dei bussolotti — è tornata al centro dell’attenzione delle forze dell’ordine capitoline: dall’inizio del 2026 sono già oltre 200 le persone denunciate per questo schema truffaldino nel solo territorio di Roma.

Come funziona il raggiro delle tre campanelle

Il meccanismo è semplice nella forma, sofisticato nell’esecuzione. Un truffatore si posiziona su un improvvisato piano di gioco — spesso un cartone ripiegato o un tavolino pieghevole — e dispone davanti a sé tre campanelle o contenitori rovesciati, come bicchieri di carta. Sotto uno di essi nasconde un oggetto, poi mescola i tre contenitori con movimenti rapidi e apparentemente seguibili. La vittima scommette denaro sul contenitore che ritiene nasconda l’oggetto. Perde quasi sempre.

Il segreto del raggiro non sta solo nella manualità del borseggiatore, ma nella mise en scène collettiva che lo circonda. Il gruppo opera in modo coordinato: alcuni complici fingono di essere normali passanti che scommettono e vincono facilmente, creando l’illusione che il gioco sia battibile. Questa tecnica — nota come shilling — abbassa le difese delle potenziali vittime, soprattutto i turisti stranieri attratti dalla prospettiva di una vincita rapida. Quando qualcuno abbocca e punta denaro reale, il meccanismo si rivela: la mano è più veloce dell’occhio, e il portafoglio si svuota.

I luoghi colpiti nel centro storico di Roma

La truffa delle tre campanelle si concentra dove la densità di turisti è massima e il ricambio di persone garantisce un flusso continuo di potenziali vittime. Le zone più colpite a Roma includono la Fontana di Trevi, Castel Sant’Angelo e via dei Fori Imperiali, arteria simbolo della città che collega il Colosseo a piazza Venezia. Ma il fenomeno si estende anche a via delle Muratte e via del Lavatore, nelle immediate adiacenze della fontana più famosa del mondo.

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Sono luoghi dove ogni ora transitano migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo, spesso disorientati, stanchi, e con la guardia abbassata dall’euforia del viaggio. Condizioni ideali per chi organizza questo tipo di truffa.

Ottobre 2026: otto denunciati, padre e figlio in manette ai Fori

L’ultimo fine settimana di operazioni ha portato all’identificazione e alla denuncia di otto truffatori, tutti di origine romena, sorpresi mentre operavano nelle zone del centro storico. Tra le tre denunce formalizzate spicca quella che ha riguardato un padre e un figlio, fermati direttamente su via dei Fori Imperiali mentre gestivano il banco delle campanelle davanti ai turisti.

Non si tratta di episodi isolati. La Polizia Locale di Roma Capitale ha già condotto in precedenza operazioni mirate, sequestrando in un’unica azione 2.000 euro in contanti ritenuti provento dell’attività truffaldina. Eppure il fenomeno persiste, e chi conosce le dinamiche del territorio sa bene il motivo: i truffatori smontano il banco e spariscono non appena avvistano le divise, per poi riprendere l’attività il giorno successivo, spesso nello stesso punto o in uno adiacente.

Un problema strutturale che supera i confini di Roma

La truffa delle tre campanelle non è una specificità romana. Lo stesso schema si ripete nei centri storici di Milano, Napoli, Firenze e Venezia — tutte città ad alta pressione turistica dove i flussi di visitatori stranieri offrono un bacino pressoché inesauribile di potenziali vittime. La dimensione nazionale del fenomeno suggerisce che si tratti di organizzazioni strutturate, capaci di spostarsi e adattarsi alle pressioni locali delle forze dell’ordine.

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A Roma, la concentrazione di siti UNESCO, monumenti di richiamo globale e percorsi turistici intensivi crea condizioni particolarmente favorevoli per chi gestisce questi gruppi. La rotazione degli operativi, la presenza di vedette e la capacità di dissolversi rapidamente rendono difficile trasformare una denuncia in una condanna definitiva.

Cosa può fare chi visita Roma

Il consiglio più efficace rimane quello più diretto: non fermarsi mai a guardare un banco delle campanelle. Anche solo sostare ad osservare il gioco può essere interpretato come interesse, e i complici del gruppo inizieranno a lavorare sulla vittima potenziale. Chi assiste a una “vincita facile” di un passante sta quasi certamente guardando un complice che recita la sua parte.

Segnalare immediatamente la presenza del banco al 112 o alla Polizia Locale è l’unica azione concreta che un turista o un cittadino può compiere. Sul sito del Commissariato di P.S. online sono disponibili informazioni aggiornate sulle principali truffe di strada e sui comportamenti da adottare.

Duecento denunce in meno di un anno sono un numero che racconta sia la persistenza del fenomeno sia l’impegno delle forze dell’ordine nel documentarlo. Ma finché le strade più belle di Roma continueranno a richiamare milioni di visitatori ogni anno, la truffa delle tre campanelle troverà il suo spazio tra un selfie e l’altro — e sarà compito di chi vive e governa la città trovare risposte che vadano oltre il singolo sgombero.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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