Wendy’s riparte dall’Italia. La catena americana famosa per gli
hamburger quadrati aprirà il
19 novembre 2026 il suo primo ristorante italiano di questa nuova fase a
Roma, dentro il centro commerciale
Euroma2 all’Eur. È il ritorno operativo di un marchio che negli Stati Uniti è tra i più riconoscibili del fast food e che in Italia aveva già fatto una comparsa negli anni Ottanta, a Milano, nel pieno della stagione dei paninari.
Wendy’s apre a Euroma2: Roma fa da apripista
Il nuovo
Wendy’s a Roma servirà i primi clienti da giovedì
19 novembre negli spazi di
Euroma2, il grande centro commerciale di viale dell’Oceano Pacifico, nel quadrante sud della Capitale. La scelta dell’Eur non sembra casuale: passaggio continuo, famiglie nel fine settimana, uffici e studenti nei giorni feriali. Un pubblico largo, insomma, e molto diverso.
L’apertura è il primo passo della nuova presenza italiana del marchio, dopo l’annuncio del ritorno nel 2025. A incuriosire, più di tutto, sono gli
hamburger quadrati, da sempre il marchio di fabbrica della catena, insieme al logo con la bambina dai capelli rossi e le trecce. Per molti romani sarà una novità assoluta; per altri, cresciuti a film, serie tv e viaggi negli Stati Uniti, un nome già familiare. “Vediamo se sarà diverso dai soliti fast food”, diceva mercoledì pomeriggio un ragazzo davanti agli ingressi del centro commerciale, dove l’attesa è già diventata argomento da pausa caffè.
Il colosso americano e il segno degli hamburger quadrati
Fondata nel
1969 a Columbus, in Ohio, da
Dave Thomas,
Wendy’s è oggi una delle grandi catene mondiali degli hamburger, con oltre
7 mila ristoranti tra Stati Uniti e mercati internazionali. Nel settore dei burger viene di solito indicata come il terzo grande nome globale dopo
McDonald’s e
Burger King, due insegne ormai ben radicate anche in Italia.
La sua identità, però, passa da dettagli molto precisi: il nome ispirato al soprannome della figlia del fondatore,
Melinda Lou “Wendy” Thomas, il logo familiare e soprattutto quella carne quadrata che spunta appena dal pane rotondo. Non solo una trovata visiva, ma una scelta pensata fin dall’inizio per distinguere il prodotto e renderlo subito riconoscibile.

Un hamburger con carne quadrata e patatine in una food court, immagine simbolo del ritorno di una catena americana a Roma.
Negli Stati Uniti Wendy’s si muove in un mercato molto più affollato di quello conosciuto dal pubblico italiano, accanto a nomi come
Chick-fil-A,
In-N-Out Burger,
Jack in the Box,
Shake Shack e
Arby’s. Da noi, invece, dovrà misurarsi con un panorama già pieno, dove ai grandi marchi storici si sono aggiunti negli ultimi anni anche
KFC e
Five Guys.
Dagli anni Ottanta a oggi: il ritorno dopo Milano
Il ritorno di
Wendy’s in Italia non parte da zero. La catena era già arrivata nel nostro Paese nel giugno
1983, scegliendo
Milano, in un periodo in cui il fast food americano cominciava a parlare direttamente ai giovani italiani.
Due anni dopo, secondo quanto riportava allora il
Los Angeles Times, i ristoranti Wendy’s nel capoluogo lombardo erano già quattro. Erano gli anni dei paninari, delle compagnie in centro, dei piumini colorati e delle nuove abitudini importate dagli Stati Uniti. Quella stagione, però, durò poco.
Nel giro di pochi anni i locali finirono nell’orbita di
Burghy, marchio italiano poi acquisito da
McDonald’s nel 1996. La nuova strategia era stata annunciata nel 2025 e, almeno nelle prime indicazioni, sembrava destinata a ripartire da Milano, con aperture previste nel 2026. La prima città sarà invece
Roma, mentre per il locale milanese nell’area del
Duomo bisognerà aspettare il
2027. Una scelta che sposta i riflettori sulla Capitale e mette subito alla prova il marchio in una piazza grande, turistica e molto competitiva.
Paninari, cinema e cultura pop: Wendy’s non arriva da sconosciuto
Prima ancora di rialzare una serranda in Italia,
Wendy’s aveva già lasciato qualche traccia nell’immaginario popolare. Una, tutta italiana, passa da
Italian Fast Food, commedia del
1986 diretta da
Lodovico Gasparini e scritta anche dai fratelli
Vanzina ed
Ezio Greggio.
Nel cast c’erano Sergio Vastano, Enzo Braschi e i Trettré, volti molto noti della televisione di quegli anni. Il film raccontava il mondo dei paninari milanesi e fu girato anche in un vero Wendy’s, quello di
corso Garibaldi, all’angolo con
via della Moscova. Un pezzo d’epoca, oggi quasi da archivio urbano.
L’altra citazione arriva da
Pulp Fiction, il film di
Quentin Tarantino del 1994: nella scena con Jules Winnfield, interpretato da
Samuel L. Jackson, il nome Wendy’s compare tra i fast food possibili prima dell’ingresso del fittizio
Big Kahuna Burger. Sono riferimenti laterali, certo, ma aiutano a capire perché il marchio non arrivi del tutto sconosciuto.
Quarant’anni dopo Milano e oltre trent’anni dopo Tarantino, gli
hamburger quadrati ripartono da Roma. Stavolta davanti a un pubblico diverso, più abituato alle catene internazionali, ma ancora curioso quando un’insegna americana promette di farsi riconoscere al primo morso.