A Roma esiste un luogo dove chi non può permettersi le cure veterinarie non deve scegliere tra la salute del proprio animale e le spese quotidiane. L’ambulatorio veterinario sociale LAV, inaugurato il 22 ottobre 2024 in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, è diventato in poco più di un anno un punto di riferimento concreto per centinaia di famiglie in condizioni di fragilità sociale nella capitale. I numeri del 2025 raccontano una realtà in piena espansione, con risultati che superano le aspettative iniziali e dimostrano quanto il legame tra benessere animale e inclusione sociale sia tutt’altro che secondario.
Cosa fa l’ambulatorio veterinario sociale di Roma e a chi si rivolge
La struttura, promossa da LAV (Lega Anti Vivisezione) e realizzata in sinergia con la Comunità di Sant’Egidio, offre visite veterinarie, interventi chirurgici e cure completamente gratuite per cani e gatti che vivono accanto a famiglie in difficoltà economica. Non si tratta di un servizio aperto a tutti: l’accesso è riservato esclusivamente alle famiglie già inserite nel programma di supporto sociale gestito dalla Comunità di Sant’Egidio, una scelta che garantisce che le risorse raggiungano davvero chi ne ha più bisogno.
Il modello si basa su un principio semplice ma potente: un animale domestico non è un lusso, ma spesso un legame affettivo essenziale per persone sole, anziane, o in situazioni di marginalità. Privare queste persone della possibilità di curare il proprio cane o gatto significa isolarle ulteriormente. L’ambulatorio rompe questo circolo vizioso, portando la veterinaria sociale da concetto teorico a servizio operativo sul territorio romano.
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I dati del 2025: 413 animali curati e 923 visite
I risultati del 2025, pubblicati sul sito ufficiale della LAV, sono eloquenti. Nel corso dell’anno l’ambulatorio ha preso in carico 413 animali, di cui 272 cani e 141 gatti, appartenenti a 259 beneficiari umani. Le visite veterinarie effettuate sono state 923, mentre gli interventi chirurgici hanno raggiunto quota 193, dei quali 136 sterilizzazioni. Quest’ultimo dato è particolarmente significativo: la sterilizzazione è uno degli interventi preventivi più importanti per il controllo del randagismo e per la salute degli animali, ma rappresenta spesso una spesa insostenibile per chi vive con redditi minimi.
Numeri che, considerando che la struttura ha aperto i battenti solo nell’autunno del 2024, testimoniano una domanda sociale reale e urgente. In meno di dodici mesi di attività piena, l’ambulatorio ha costruito una rete di fiducia con le famiglie seguite dalla Comunità di Sant’Egidio, diventando un presidio sanitario stabile e non un’iniziativa episodica.
Il modello LAV–Sant’Egidio: come funziona l’accesso al servizio
Il meccanismo di accesso è strutturato e non lasciato all’improvvisazione. Le famiglie in condizioni di fragilità sociale, già conosciute e seguite dalla Comunità di Sant’Egidio, vengono indirizzate all’ambulatorio quando emerge un bisogno veterinario. Questo filtro garantisce equità nella distribuzione delle risorse e permette allo staff veterinario di concentrarsi sui casi più urgenti senza dispersioni.
Il servizio copre sia la medicina ordinaria — visite di controllo, vaccinazioni, trattamenti antiparassitari — sia la chirurgia. La sterilizzazione, in particolare, viene proposta sistematicamente perché risponde a una doppia logica: riduce i costi futuri di gestione per la famiglia e contribuisce al controllo demografico degli animali sul territorio urbano. Un approccio che la LAV definisce di One Health, ovvero la salute dell’animale come parte integrante della salute dell’ecosistema sociale e umano circostante.
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Perché la veterinaria sociale è un tema sempre più urgente a Roma
Roma è una città con ampie sacche di povertà urbana e un numero elevato di anziani soli, famiglie monoreddito e persone senza fissa dimora che vivono con animali da compagnia. Per molti di loro, il cane o il gatto non è accessorio ma compagno di vita quotidiana, fonte di equilibrio emotivo e, in certi casi, unica forma di relazione sociale stabile. Quando l’animale si ammala e la cura è economicamente irraggiungibile, le conseguenze ricadono anche sulla persona: stress, senso di impotenza, talvolta abbandono dell’animale.
L’ambulatorio veterinario sociale a Roma intercetta esattamente questo bisogno. Non a caso, esperienze simili sono nate in altre città europee negli ultimi anni, ma la capitale italiana ha ancora pochi servizi strutturati in questo senso. L’iniziativa LAV rappresenta dunque un modello replicabile, capace di dimostrare che la collaborazione tra associazioni del terzo settore e organizzazioni di welfare può colmare lacune che il sistema pubblico ancora fatica a coprire.
Per chi volesse approfondire il progetto o sostenere l’iniziativa, tutte le informazioni aggiornate sono disponibili sulla pagina ufficiale della LAV dedicata alla veterinaria sociale.
Con 413 animali curati, 923 visite e 193 interventi chirurgici in un solo anno, l’ambulatorio veterinario sociale della LAV a Roma ha già dimostrato di essere molto più di un esperimento. È un servizio che funziona, che risponde a una domanda reale e che, soprattutto, restituisce dignità — a quattro zampe e a due — a chi rischiava di restare senza tutele.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








